Kool & The Gang a Brindisi: le mie prime fotografie live a 17 anni
Quella sera fotografavo una band storica come i Kool & The Gang , un gruppo che ha segnato la storia della musica funk e live performance.
L’inizio di tutto
Le mie prime fotografie live iniziano a 17 anni, durante un concerto dei Kool & The Gang in piazza a Brindisi. Non era una discoteca, non era un piccolo evento: era un palco vero, con una band internazionale, luci potenti e un pubblico enorme.

Avevo la macchina fotografica tra le mani, ma soprattutto avevo adrenalina. Non sapevo esattamente cosa stessi facendo, ma sentivo che quello era il posto giusto dove essere.




I primi scatti dal pit
All’inizio potevo fotografare solo dal pit, sotto al palco. Era la posizione concessa, quella “sicura”. Ma dopo pochi minuti ho capito che non bastava. Le foto erano corrette, ma non raccontavano davvero quello che stavo vivendo.
La fotografia live non è solo tecnica. È istinto, velocità, presenza. E io volevo entrare davvero dentro quella scena.





















La scelta impulsiva
A un certo punto ho fatto qualcosa che non avrei dovuto fare. Senza pensarci troppo, mi sono intrufolato e sono salito direttamente sul palco.
Da lì è cambiato tutto. Le luci mi colpivano in faccia, la musica era più forte, il pubblico era davanti a me. Non stavo più guardando il concerto: lo stavo vivendo.
Scattavo senza pensare. Era puro istinto. Ogni foto era una reazione a quello che succedeva.







Capire la fotografia live
È stato in quel momento che ho capito cosa significa davvero fare fotografia live. Non puoi controllare tutto. Devi adattarti, anticipare, reagire.
Le luci cambiano, gli artisti si muovono, il pubblico è imprevedibile. È un equilibrio tra caos e controllo.
E soprattutto, devi avere il coraggio di uscire dalla tua zona di comfort.
Scoperto e fuga
A fine concerto mi avevano scoperto. Non dovevo essere sul palco, e prima o poi qualcuno se ne sarebbe accorto.
La gestione delle luci e del movimento
Una delle difficoltà più grandi che ho incontrato quella sera è stata la gestione delle luci. Nei concerti live, le condizioni cambiano continuamente: luci forti, controluce, colori saturi e momenti completamente bui. A 17 anni non avevo ancora la piena consapevolezza tecnica per gestire tutto questo, ma ho iniziato a capire quanto fosse importante adattarsi velocemente.
Non potevo pensare troppo alle impostazioni. Dovevo reagire. Cambiare esposizione, muovermi, cercare l’angolo giusto. Era un continuo equilibrio tra errore e intuizione. Alcune foto venivano sbagliate, altre invece funzionavano sorprendentemente bene. Ed è proprio lì che ho iniziato a capire che la fotografia live non è mai perfetta, ma è sempre reale.
Il rapporto con il pubblico
Un altro aspetto fondamentale che ho scoperto quella sera è stato il rapporto con il pubblico. Dal palco, la prospettiva cambia completamente: non fotografi solo l’artista, ma anche le persone davanti a te. Vedi le mani alzate, le espressioni, l’energia collettiva.
Il pubblico diventa parte della fotografia. Non è più uno sfondo, ma un elemento attivo che racconta la scena. In quel momento ho iniziato a includere tutto questo nei miei scatti, cercando di catturare non solo chi suonava, ma anche chi viveva quel momento sotto il palco.
Errore e istinto
Ripensandoci oggi, molte delle mie scelte erano istintive. Non avevo ancora un metodo preciso, non seguivo regole rigide. E forse è stato proprio questo il mio punto di forza in quel momento.
Quando sei all’inizio, spesso non hai paura di sbagliare. Ti muovi di più, rischi di più, provi angolazioni diverse. Con il tempo impari la tecnica, ma quella libertà iniziale è qualcosa di unico.
Quella sera ho sbagliato tante foto, ma quelle giuste avevano qualcosa di vero. Erano immagini vive, piene di movimento, di energia, di imperfezione autentica.
La consapevolezza dopo il concerto
Solo dopo, a freddo, ho realizzato davvero cosa era successo. Non solo il fatto di essere salito sul palco o di essere scappato alla fine, ma l’esperienza in sé. Avevo vissuto qualcosa che andava oltre la semplice fotografia.
Era stato un passaggio. Un momento in cui avevo capito che la fotografia non era solo tecnica o lavoro, ma anche emozione, rischio, presenza. Era un modo per entrare dentro le situazioni e raccontarle dall’interno.
Quella consapevolezza è arrivata piano, ma è rimasta. E negli anni successivi è diventata la base di tutto quello che ho fatto.








Appena finito tutto, sono sceso velocemente… e me la sono data a gambe.
Niente spiegazioni. Solo adrenalina.
Da dove è iniziato tutto
Quella sera non è stata solo la mia prima esperienza live. È stato l’inizio di tutto.
Quelle foto non erano perfette. Ma erano vere. E da lì è nato tutto il mio percorso nella fotografia.
Forse è iniziato tutto proprio da quel momento.
Ascolta Celebration
Se vuoi entrare davvero nell’atmosfera di quella sera, metti play a “Celebration” dei Kool & The Gang. È esattamente quel tipo di energia che si respirava sotto al palco.
Scopri altri lavori
Se vuoi vedere altri miei lavori di fotografia live, ritratti e servizi fotografici, visita il mio sito ufficiale.